Venture capital a Milano, la conferenza Zero One Hundred riunisce fondi e investitori internazionali
Palazzo Castiglioni, in corso Venezia a Milano, ha ospitato il 28 e 29 ottobre 2026 la Zero One Hundred International Conference, appuntamento internazionale dedicato al venture capital, al private equity e agli investimenti nelle imprese in crescita. La manifestazione è stata organizzata da Zero One Hundred Conferences in collaborazione con il Comune di Milano e Milano & Partners, con un programma rivolto a gestori di fondi, investitori istituzionali, family office e operatori finanziari provenienti da numerosi Paesi.
Alla vigilia erano attesi circa 700 decision maker, oltre 120 relatori e rappresentanti di più di 50 Paesi. Numeri che descrivono le dimensioni previste dell’iniziativa, senza costituire un bilancio definitivo delle presenze effettive. La conferenza ha previsto sessioni pubbliche, tavole rotonde e incontri riservati, con l’obiettivo di mettere in relazione chi gestisce capitali e chi cerca opportunità di investimento nell’economia europea.
L’edizione 2026 si è concentrata sul tema Strong Europe: Private Capital, Industrial Innovation & Global Scale, affrontando una questione rilevante per il mercato italiano: la capacità di finanziare imprese tecnologiche e industriali che hanno superato la fase iniziale e devono affrontare investimenti più consistenti per espandersi.
La centralità del venture capital a Milano emerge anche dai dati sulle operazioni concluse negli ultimi anni. Il capoluogo lombardo concentra una parte significativa dell’attività finanziaria nazionale e dispone di un sistema imprenditoriale nel quale startup, aziende manifatturiere, istituzioni finanziarie e investitori internazionali possono sviluppare rapporti commerciali e industriali.
Dai fondi europei alle tecnologie strategiche: i temi della conferenza
Il programma di Zero One Hundred ha dedicato spazio alle prospettive economiche dell’Europa, alla crescita delle imprese italiane sui mercati esteri e alle strategie attraverso le quali il capitale privato può contribuire allo sviluppo industriale.
Tra i partecipanti indicati nel programma ufficiale figuravano Emanuele Levi, amministratore delegato di CDP Venture Capital, Marco Natoli del Fondo Europeo per gli Investimenti, Alexander Thees di KfW Capital e Geeta Kapadia, responsabile degli investimenti dell’endowment della Fordham University. La presenza di rappresentanti di queste istituzioni evidenzia la varietà degli operatori coinvolti, dai soggetti finanziari pubblici ai grandi investitori che distribuiscono le proprie risorse tra differenti categorie di attività.
Una parte delle discussioni ha riguardato il rapporto tra capitale europeo e competitività tecnologica. Intelligenza artificiale, sicurezza, biotecnologie, longevità, manifattura avanzata e tecnologie utilizzabili sia in ambito civile sia nella difesa sono stati alcuni degli argomenti affrontati.
Il resoconto pubblicato da We Wealth il 29 ottobre ha documentato, in particolare, il confronto sulle opportunità di investimento legate alla salute e all’invecchiamento della popolazione. Nel dibattito sono emerse applicazioni della robotica alla medicina, tecnologie per la fecondazione assistita e strumenti capaci di automatizzare attività sanitarie complesse.
Le tecnologie a duplice uso hanno invece evidenziato differenze nelle strategie dei fondi. Alcuni investitori mantengono criteri che escludono determinate applicazioni militari, mentre altri considerano l’aumento della spesa per la difesa un fattore destinato a modificare la domanda di innovazione. Le valutazioni dipendono dai mandati d’investimento, dai rendimenti attesi e dai vincoli adottati dai singoli gestori.
L’intelligenza artificiale ha introdotto un’ulteriore questione: distinguere le imprese che possiedono tecnologie, competenze e dati difficilmente replicabili da quelle il cui modello commerciale potrebbe essere rapidamente superato dalla concorrenza.
Sono interrogativi che riguardano direttamente gli investimenti nelle startup italiane. La disponibilità di capitale, da sola, non garantisce infatti il successo di un progetto: i fondi devono valutare la sostenibilità economica delle aziende, la qualità delle tecnologie sviluppate e le possibilità di crescita commerciale.
Venture capital e private equity, due strumenti con obiettivi differenti
Il confronto internazionale ha coinvolto due segmenti del mercato finanziario che condividono l’investimento nel capitale delle imprese, ma intervengono generalmente in momenti diversi del loro sviluppo.
Il venture capital finanzia principalmente startup e aziende innovative caratterizzate da un elevato potenziale di crescita e da un rischio imprenditoriale significativo. L’investitore acquisisce normalmente una partecipazione societaria e punta a valorizzarla nel tempo, attraverso lo sviluppo dell’attività e una successiva vendita della quota o un’altra operazione di uscita.
Il private equity opera frequentemente su società più mature, che dispongono già di ricavi consolidati e necessitano di capitali per acquisizioni, espansione internazionale, riorganizzazioni o passaggi proprietari. Anche in questo settore esistono strategie diverse, dalle partecipazioni di minoranza alle acquisizioni del controllo societario.
Per le imprese italiane la distinzione assume particolare rilievo. Una startup che sviluppa tecnologie industriali può cercare capitali per completare un prodotto e avviare la commercializzazione. Un’azienda manifatturiera già affermata potrebbe invece rivolgersi a un fondo di private equity per acquisire un concorrente europeo o rafforzare la propria struttura manageriale.
Nella pratica, inoltre, occorre distinguere tre operazioni spesso confuse nel dibattito pubblico.
La raccolta di capitale effettuata da un fondo, comunemente chiamata fundraising, consiste nell’ottenere impegni finanziari dagli investitori che parteciperanno al fondo stesso. L’investimento diretto in un’impresa avviene successivamente, quando il gestore seleziona una società e conclude un’operazione secondo le condizioni concordate.
Gli incontri preliminari rappresentano invece una fase di conoscenza e valutazione. Possono essere utili per avviare trattative, presentare progetti o individuare potenziali partner, ma non comportano automaticamente un finanziamento.
Proprio questa distinzione è necessaria per interpretare i risultati della Zero One Hundred International Conference. Le informazioni disponibili al 30 ottobre documentano il programma, i partecipanti annunciati e i contenuti di alcune sessioni, ma non consentono di attribuire alla manifestazione specifici investimenti conclusi o nuovi capitali raccolti senza ulteriori comunicazioni documentali.
La Lombardia concentra oltre il 60% degli investimenti italiani
Il mercato del venture capital a Milano si inserisce in una geografia nazionale fortemente concentrata.
Secondo l’EY Venture Capital Barometer, nel 2025 gli investimenti in startup e scaleup italiane hanno raggiunto 1,488 miliardi di euro, con un aumento del 32% rispetto al 2024. Il numero delle operazioni è però diminuito, passando da 292 a 238, mentre l’importo medio dei round è cresciuto da 3,9 a 6,3 milioni di euro.
La crescita complessiva è stata quindi sostenuta soprattutto da operazioni di maggiore dimensione, senza una corrispondente espansione del numero di aziende finanziate.
Sul piano territoriale, la Lombardia ha registrato 932 milioni di euro distribuiti su 113 operazioni, rappresentando oltre il 60% dei capitali investiti in Italia. Il Nord nel suo complesso ha raggiunto 1,171 miliardi.
Il dato regionale non coincide con quello della sola città di Milano, ma aiuta a comprendere perché il capoluogo lombardo venga scelto per manifestazioni internazionali dedicate agli investimenti.
La concentrazione finanziaria si accompagna alla presenza di università, centri di ricerca, acceleratori, grandi imprese e società specializzate nei servizi professionali. Si tratta di una struttura che può facilitare l’incontro tra tecnologie emergenti, competenze industriali e risorse finanziarie.
Esiste tuttavia un divario significativo rispetto ai principali mercati europei. Nel 2025 gli investimenti italiani in venture capital hanno rappresentato lo 0,07% del prodotto interno lordo, contro lo 0,15% della Germania, lo 0,22% della Francia e lo 0,16% della Spagna, secondo le elaborazioni EY.
La differenza riguarda soprattutto la capacità del sistema di sostenere finanziariamente la crescita delle aziende per periodi prolungati. Alcune imprese riescono a superare la fase iniziale con risorse nazionali, ma incontrano maggiori difficoltà quando devono finanziare l’espansione internazionale o programmi tecnologici particolarmente costosi.
Il ruolo dei family office e degli investitori istituzionali
Una caratteristica della conferenza milanese è stata la partecipazione di soggetti che occupano posizioni differenti nella catena degli investimenti.
I general partner, o GP, sono i gestori responsabili delle decisioni d’investimento di un fondo. I limited partner, o LP, sono invece gli investitori che sottoscrivono impegni di capitale, affidandone la gestione ai professionisti del fondo.
Tra questi ultimi possono figurare fondi pensione, assicurazioni, fondazioni, istituzioni finanziarie e family office.
I family office amministrano il patrimonio di una o più famiglie e possono investire direttamente nelle imprese oppure partecipare a fondi di venture capital e private equity. Le loro strategie variano considerevolmente in funzione degli obiettivi patrimoniali, dell’orizzonte temporale e della disponibilità ad assumere rischi.
Per il venture capital a Milano, la possibilità di coinvolgere investitori di questa natura rappresenta un elemento significativo. Un fondo italiano che vuole finanziare aziende in espansione deve prima disporre delle risorse necessarie, e la raccolta presso investitori istituzionali può richiedere lunghi processi di analisi e negoziazione.
La Zero One Hundred International Conference ha previsto strumenti dedicati proprio a queste relazioni, tra cui una piattaforma per identificare i partecipanti in base al tipo di organizzazione, alla provenienza geografica e alla strategia d’investimento.
L’organizzazione ha inoltre adottato la Chatham House Rule per favorire il confronto riservato: le informazioni discusse possono essere utilizzate, ma non devono essere attribuite a specifici partecipanti o organizzazioni senza autorizzazione.
Una modalità particolarmente rilevante quando vengono affrontate strategie finanziarie, condizioni di mercato o opportunità ancora nelle fasi iniziali di valutazione.
Milano come collegamento tra industria italiana e capitali esteri
La rilevanza di Milano nel settore degli investimenti deriva anche dal rapporto con la struttura produttiva italiana.
Il Paese dispone di numerose imprese specializzate nella meccanica, nell’automazione, nella componentistica e nelle tecnologie applicate alla produzione. Alcune possiedono competenze industriali difficili da replicare, ma incontrano ostacoli quando devono finanziare un’espansione commerciale o realizzare acquisizioni internazionali.
Per un investitore estero, il mercato italiano presenta quindi opportunità che non riguardano esclusivamente le startup digitali. Il private equity può intervenire nelle imprese familiari che affrontano un passaggio generazionale, nelle aziende che cercano aggregazioni industriali e nelle società che intendono consolidare la propria presenza all’estero.
Il venture capital a Milano beneficia di questa prossimità al sistema industriale. Le startup che sviluppano software per la manifattura, sistemi di intelligenza artificiale, robotica o tecnologie energetiche possono trovare interlocutori tra le imprese già operative, oltre che tra i fondi finanziari.
Resta però necessario verificare la concreta possibilità di trasformare un progetto tecnologico in un’attività commercialmente sostenibile. Per le startup industriali, rispetto a molte imprese che sviluppano esclusivamente software, possono essere necessari tempi più lunghi, investimenti in attrezzature e processi di certificazione.
Il costo e la durata dello sviluppo influenzano direttamente le decisioni dei fondi, che devono bilanciare le esigenze finanziarie delle imprese con i tempi di restituzione del capitale ai propri investitori.
Da qui l’interesse verso strumenti capaci di accompagnare le aziende durante differenti fasi di crescita e verso la collaborazione tra capitali pubblici e privati.
Dalla conferenza alle possibili operazioni finanziarie
Il valore economico di appuntamenti come Zero One Hundred non può essere misurato esclusivamente attraverso il numero di partecipanti o la presenza di grandi organizzazioni finanziarie.
Una conferenza può consentire a un gestore italiano di entrare in contatto con nuovi investitori internazionali, a un family office di approfondire una strategia settoriale oppure a un fondo estero di conoscere opportunità nel mercato nazionale. Per trasformare questi rapporti in investimenti servono però verifiche successive.
Le trattative richiedono normalmente l’analisi dei documenti finanziari, la valutazione dei rischi, l’esame della governance e la definizione delle condizioni contrattuali. Nel caso delle aziende innovative, assumono particolare importanza anche la proprietà intellettuale, la struttura societaria e le prospettive di sviluppo del prodotto.
Un incontro avvenuto durante la conferenza può dunque rappresentare l’inizio di un processo destinato a concludersi mesi dopo, oppure interrompersi senza alcuna operazione.
Per il venture capital a Milano, la continuità delle relazioni con gli investitori internazionali può incidere sulla possibilità di finanziare aziende italiane nelle fasi più impegnative della crescita. È un’esigenza confermata anche dai dati EY, che mostrano un mercato nazionale nel quale aumentano gli importi dei round maggiori, mentre diminuisce il numero complessivo delle operazioni.
Il confronto di Palazzo Castiglioni ha portato questa questione all’interno di una discussione europea più ampia, nella quale disponibilità dei capitali, autonomia tecnologica e capacità industriale sono sempre più strettamente collegate. La verifica degli effetti economici della conferenza dipenderà dalle eventuali operazioni che gli operatori decideranno di annunciare e documentare nei prossimi mesi.














