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Sostenibilità delle piccole imprese, a Milano il Club della Sostenibilità presenta il percorso di CNA Lombardia

  • Ottobre 30, 2026
  • 11 min read
Sostenibilità delle piccole imprese, a Milano il Club della Sostenibilità presenta il percorso di CNA Lombardia

Il 28 ottobre 2026, a Palazzo UniCredit di Milano, CNA Lombardia ha dedicato un incontro alla sostenibilità delle micro e piccole imprese, portando al centro del confronto un problema concreto: come misurare e valorizzare le pratiche ambientali e organizzative già presenti nelle aziende di dimensioni ridotte, senza introdurre procedure troppo onerose.

L’appuntamento, intitolato “Un Club Sostenibile – La sostenibilità come scelta di competitività per le imprese micro e piccole”, si è tenuto nella sede di piazza Gae Aulenti 3 ed è stato organizzato per presentare il percorso e i primi risultati del Club della Sostenibilità, progetto promosso da CNA Lombardia.

L’iniziativa si colloca nell’ambito del Protocollo Lombardo per lo Sviluppo Sostenibile 2023-2027 di Regione Lombardia e affronta una questione che interessa direttamente il tessuto produttivo regionale. Molte attività artigiane e piccole aziende adottano già comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi, al riutilizzo dei materiali e alla gestione responsabile delle risorse. Spesso, però, queste pratiche rimangono legate all’esperienza quotidiana dell’imprenditore e non vengono tradotte in dati, obiettivi o documentazione utilizzabile nei rapporti commerciali.

L’incontro milanese ha rappresentato la prima uscita pubblica del Club della Sostenibilità. Le comunicazioni ufficiali disponibili al 30 ottobre descrivono il percorso e gli strumenti previsti, ma non consentono ancora di quantificare i risultati raggiunti in termini di imprese coinvolte, riduzioni dei consumi o benefici economici effettivamente conseguiti.

Il Club della Sostenibilità punta su formazione e autovalutazione

Il progetto nasce dall’esigenza di rendere accessibili alle microimprese strumenti di gestione della sostenibilità generalmente più diffusi nelle organizzazioni strutturate. L’obiettivo è accompagnare le aziende nell’individuazione delle attività già coerenti con i principi ambientali, sociali e di governance, aiutandole a comprenderne la rilevanza e a documentarle.

Il programma presentato da CNA Lombardia comprende formazione sui criteri ESG, approfondimenti sugli obiettivi dell’Agenda 2030, percorsi di autovalutazione e la costruzione di una rete di imprese pioniere.

La scelta di partire dall’autovalutazione risponde alle caratteristiche delle realtà imprenditoriali più piccole. Un’impresa con pochi addetti può non disporre di un responsabile ambientale o di un ufficio dedicato alla rendicontazione, pur avendo già introdotto soluzioni organizzative utili a contenere consumi e scarti.

Uno strumento di autovalutazione permette di ricostruire la situazione iniziale, individuare le informazioni disponibili e stabilire quali aspetti richiedano ulteriori misurazioni. La sua utilità dipende dalla qualità degli indicatori scelti e dalla possibilità di aggiornare periodicamente i dati.

Nel programma dell’incontro del 28 ottobre, l’approfondimento sul percorso e sui primi risultati del Club era affidato ad Angelo Bongio, consulente specializzato in sostenibilità e valutazione d’impatto.

Il confronto istituzionale prevedeva gli interventi di Alessandro Fermi, assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione, Pietro Bussolati, consigliere regionale, e Gaetano Pedullà, europarlamentare. Tra i rappresentanti degli organizzatori e dei partner figuravano Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia, Luca Caldera, responsabile Territorial Development Lombardia di UniCredit, e Matteo Reale, vicepresidente di CNA Lombardia.

La presenza di istituzioni, associazioni imprenditoriali e operatori finanziari evidenzia la dimensione trasversale del tema. La sostenibilità delle piccole imprese coinvolge infatti decisioni produttive, investimenti, accesso alle competenze e capacità di rispondere alle richieste provenienti dai clienti.

Dai consumi energetici alla gestione dei materiali: cosa possono misurare le microimprese

Uno dei problemi principali riguarda la disponibilità di informazioni sufficientemente precise per valutare gli interventi. Senza una misurazione iniziale, anche il confronto tra soluzioni tecniche differenti diventa difficile.

La gestione energetica rappresenta un possibile punto di partenza. Attraverso l’analisi delle bollette, dei consumi effettivi e delle caratteristiche degli impianti, un’impresa può ricostruire l’impiego di elettricità e combustibili nelle proprie attività.

Per un laboratorio artigiano, ad esempio, può essere utile distinguere l’energia necessaria al funzionamento dei macchinari da quella destinata a illuminazione, riscaldamento e climatizzazione. La distinzione consente di individuare le componenti più rilevanti del consumo e di valutare l’opportunità di approfondimenti tecnici.

L’analisi può estendersi agli orari di utilizzo delle attrezzature, alla manutenzione degli impianti e all’eventuale presenza di consumi non direttamente collegati alla produzione.

L’efficacia degli interventi deve essere verificata confrontando dati omogenei, considerando le variazioni dei volumi produttivi, delle condizioni operative e, quando necessario, dei fattori climatici. Una riduzione della bolletta, da sola, non dimostra necessariamente un miglioramento dell’efficienza energetica.

La direttiva europea sull’efficienza energetica ha rafforzato l’attenzione verso i consumi effettivi delle imprese, prevedendo specifici obblighi di diagnosi e gestione energetica in relazione alle soglie applicabili, indipendentemente dalla sola dimensione aziendale.

Per le attività più piccole, anche quando non sussistono obblighi specifici, una diagnosi proporzionata alla complessità degli impianti può offrire informazioni utili alla programmazione degli investimenti.

Accanto all’energia, la sostenibilità delle piccole imprese comprende la gestione delle materie prime. Nei processi manifatturieri è possibile esaminare la quantità di materiale acquistato, quella effettivamente incorporata nei prodotti e quella che diventa scarto.

Questa ricostruzione consente di distinguere le perdite inevitabili dalle inefficienze eventualmente correggibili attraverso modifiche delle lavorazioni, una diversa organizzazione degli acquisti o una maggiore attenzione al recupero dei materiali.

Anche gli imballaggi costituiscono un ambito di intervento. La valutazione può riguardare quantità, composizione, possibilità di riutilizzo, separazione dei rifiuti e compatibilità delle soluzioni alternative con le esigenze di protezione e trasporto dei prodotti.

La sostituzione di un materiale con un altro non garantisce automaticamente un miglioramento ambientale. Occorre considerare le caratteristiche della soluzione scelta e, quando l’impatto potenziale lo giustifica, esaminare le diverse fasi del ciclo di vita.

La sostenibilità entra nei rapporti con clienti e fornitori

L’interesse delle aziende per gli indicatori ambientali dipende anche dalle richieste che arrivano attraverso le filiere produttive.

Un’impresa di piccole dimensioni può fornire componenti, lavorazioni o servizi a organizzazioni più grandi, chiamate a raccogliere informazioni sui propri impatti ambientali e sulle attività della catena di fornitura.

In queste situazioni, le richieste possono riguardare consumi energetici, emissioni, gestione dei rifiuti, caratteristiche dei materiali oppure aspetti sociali e organizzativi.

La difficoltà nasce quando la stessa azienda deve rispondere a questionari differenti, elaborati da clienti diversi e costruiti con criteri non sempre omogenei. Il risultato può essere un carico amministrativo significativo rispetto alle risorse disponibili.

La questione è stata affrontata anche a livello europeo attraverso lo sviluppo di standard di rendicontazione proporzionati alle dimensioni delle imprese.

Nel luglio 2025 la Commissione europea aveva adottato una raccomandazione relativa allo standard volontario VSME, elaborato da EFRAG, organismo tecnico europeo specializzato nella rendicontazione di sostenibilità.

Nel luglio 2026 la Commissione ha inoltre adottato una revisione degli standard europei di rendicontazione e uno standard volontario per le imprese di dimensioni minori, nell’ambito del processo di semplificazione della disciplina europea.

L’obiettivo è disporre di riferimenti comuni che permettano alle aziende escluse dagli obblighi più estesi di rispondere alle richieste informative di grandi clienti e istituzioni finanziarie senza replicare sistemi pensati per organizzazioni molto più complesse.

La distinzione tra obblighi normativi e rendicontazione volontaria rimane essenziale. Una microimpresa non è automaticamente tenuta a pubblicare un bilancio di sostenibilità perché opera come fornitrice di una grande azienda. Restano tuttavia possibili richieste documentali legate ai rapporti contrattuali, alle caratteristiche dei prodotti o a specifiche disposizioni applicabili.

Rendicontazione semplificata e indicatori realmente utilizzabili

La disponibilità di uno standard comune può favorire la sostenibilità delle piccole imprese, ma la sua applicazione richiede comunque una raccolta ordinata delle informazioni.

Per le organizzazioni meno strutturate, un sistema proporzionato può partire dai documenti già disponibili: fatture energetiche, registrazioni dei rifiuti, dati sugli acquisti, informazioni sul personale e documentazione relativa alla sicurezza.

La difficoltà consiste nel trasformare queste informazioni amministrative in indicatori confrontabili nel tempo.

Per valutare il consumo di energia, ad esempio, può essere opportuno rapportare i chilowattora utilizzati ai quantitativi prodotti oppure alle ore di funzionamento, quando tali grandezze descrivono adeguatamente l’attività aziendale.

Lo stesso criterio può essere applicato ai materiali, distinguendo le quantità acquistate dagli scarti generati e dai materiali effettivamente recuperati.

La scelta degli indicatori deve tener conto delle caratteristiche del settore. Un’attività manifatturiera, un’impresa di manutenzione e un laboratorio alimentare presentano processi differenti e richiedono misurazioni adeguate alle rispettive attività.

Anche le informazioni sulle emissioni necessitano di attenzione. Il consumo di energia elettrica, ad esempio, non coincide direttamente con la quantità di gas serra emessi: per effettuare una stima occorrono fattori di emissione appropriati e un metodo di calcolo coerente.

Una rendicontazione semplificata può quindi rappresentare un primo passaggio organizzativo, purché non venga confusa con una certificazione ambientale o con una verifica indipendente dei risultati.

L’esistenza di dati documentati consente di descrivere con maggiore precisione le attività svolte. Eventuali miglioramenti devono invece essere dimostrati attraverso confronti attendibili e riferiti a periodi chiaramente identificati.

Enterprise Europe Network, il collegamento con i servizi europei

Tra gli approfondimenti previsti dall’incontro milanese figurava il ruolo di Enterprise Europe Network (EEN), rete europea di supporto alle piccole e medie imprese che opera attraverso organizzazioni territoriali e consulenti specializzati.

CNA Lombardia partecipa alle attività della rete attraverso il Consorzio SIMPLER. Il contributo di EEN è stato inserito nel programma del 28 ottobre con l’intervento di Mariagrazia Berardi, project manager della rete per CNA Lombardia.

I servizi europei riguardano diverse attività che possono accompagnare la transizione delle imprese: valutazione dei fabbisogni, orientamento sulle strategie di sostenibilità, formazione, ricerca di partner tecnologici e supporto nell’individuazione delle opportunità di finanziamento.

La rete offre inoltre consulenza sulla rendicontazione ambientale e sull’applicazione degli standard europei pertinenti.

Questi strumenti possono essere particolarmente rilevanti quando un’impresa ha individuato un problema operativo, ma non dispone internamente delle competenze necessarie per affrontarlo.

La sostituzione di un processo produttivo, l’introduzione di tecnologie energeticamente più efficienti o la ricerca di materiali alternativi possono richiedere valutazioni tecniche e interlocutori specializzati.

Enterprise Europe Network può facilitare il collegamento con competenze e partner, anche internazionali, attraverso servizi di consulenza e iniziative dedicate all’incontro tra imprese.

Resta distinta la funzione di orientamento dall’effettiva disponibilità di contributi economici. L’accesso a finanziamenti, agevolazioni o programmi europei dipende dai requisiti delle singole misure, dalle scadenze e dalle risorse stanziate.

La possibilità di usufruire di un servizio di accompagnamento non costituisce quindi una garanzia di ottenimento dei fondi necessari a realizzare un investimento.

Il rapporto tra sostenibilità ambientale e competitività

La relazione tra gestione ambientale e competitività è uno degli aspetti più delicati affrontati dal progetto lombardo.

Un miglioramento nell’utilizzo dell’energia o delle materie prime può incidere sui costi operativi. Tuttavia, l’entità dell’effetto economico dipende dalle condizioni iniziali, dal costo degli interventi, dalla continuità dei risultati e dalle caratteristiche del processo produttivo.

L’acquisto di un macchinario più efficiente, per esempio, richiede una valutazione che comprenda investimento iniziale, manutenzione, durata prevista, consumi e capacità produttiva.

Il beneficio eventuale deve essere confrontato con il costo complessivo dell’operazione. Senza questi elementi, non è possibile stabilire se la sostituzione sia economicamente conveniente.

La competitività può dipendere anche dalla qualità delle informazioni che l’impresa riesce a fornire ai propri interlocutori.

Disporre di dati attendibili sui consumi e sui processi può facilitare la risposta alle richieste di clienti industriali, distributori e operatori finanziari. Non determina però automaticamente l’ottenimento di nuove commesse o condizioni creditizie migliori.

La sostenibilità delle piccole imprese assume così una dimensione organizzativa che riguarda la capacità di conoscere i propri processi e di dimostrare, quando richiesto, le caratteristiche delle attività svolte.

Anche la gestione dei fornitori può entrare in questa analisi. La disponibilità di informazioni sull’origine dei materiali, sulle caratteristiche tecniche e sulle modalità di approvvigionamento può aiutare a valutare rischi e possibili alternative.

I risultati devono comunque essere considerati caso per caso. Gli effetti di una scelta ambientale sulla continuità delle forniture, sui costi e sulla posizione commerciale dipendono dalle condizioni effettive dell’impresa e del mercato.

Dalla prima presentazione alla verifica dei risultati

Il Club della Sostenibilità di CNA Lombardia si propone di affrontare una difficoltà ricorrente nelle microimprese: il divario tra le pratiche già adottate e la capacità di documentarle attraverso criteri riconoscibili.

La formazione sui temi ESG e l’utilizzo di strumenti di autovalutazione costituiscono le prime componenti del percorso. La rete delle imprese pioniere può inoltre favorire lo scambio di esperienze tra attività che condividono problemi produttivi e organizzativi.

La verifica dell’efficacia del progetto richiederà però informazioni ulteriori rispetto alla presentazione pubblica del 28 ottobre.

Tra gli elementi utili a valutare i risultati figurano il numero delle imprese effettivamente coinvolte, le autovalutazioni completate, gli eventuali piani di miglioramento avviati e gli indicatori utilizzati per seguirne l’attuazione.

Le comunicazioni ufficiali consultabili al 30 ottobre 2026 non riportano ancora un consuntivo pubblico sufficientemente dettagliato su queste grandezze. Non risultano quindi documentati, attraverso le fonti disponibili, risparmi energetici aggregati, riduzioni certificate delle emissioni o incrementi di fatturato attribuibili al Club.

Il collegamento con il Protocollo Lombardo per lo Sviluppo Sostenibile 2023-2027 colloca l’iniziativa in un quadro regionale più ampio, dedicato all’integrazione della sostenibilità nelle attività economiche.

Per le imprese aderenti, il passaggio decisivo sarà trasformare i percorsi formativi e le autovalutazioni in informazioni periodicamente aggiornate, capaci di descrivere consumi, materiali, processi e risultati effettivamente osservati.

È su questa documentazione, più che sulla semplice adesione a un programma, che potrà essere valutato il contributo del Club della Sostenibilità alla gestione ambientale e alla competitività delle micro e piccole imprese lombarde.

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