Fondazione Prada, la mostra Global Antiquity racconta le connessioni tra le culture del mondo antico
Una statuetta d’avorio realizzata nel subcontinente indiano e ritrovata a Pompei, prima che l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. seppellisse la città romana, racconta una storia di commerci e contatti tra territori lontanissimi. È uno degli oggetti scelti per Global Antiquity, la mostra che aprirà il 5 novembre 2026 alla Fondazione Prada di Milano, con oltre 150 opere e manufatti provenienti da differenti aree geografiche.
L’esposizione, visitabile fino al 1° marzo 2027, ricostruisce le relazioni artistiche, commerciali, politiche e culturali che attraversarono il Mediterraneo, l’Africa e l’Asia nell’arco di circa 1.700 anni. Il progetto è curato da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, mentre l’allestimento è stato concepito da Rem Koolhaas e dallo studio AMO/OMA.
Con Fondazione Prada Global Antiquity, l’attenzione si sposta dalle singole civiltà alle relazioni che le collegavano. Oggetti prodotti in una regione potevano raggiungerne un’altra attraverso una successione di scambi, mentre immagini, tecniche e modelli artistici circolavano anche oltre i confini dei grandi imperi.
Oltre 150 opere per ricostruire gli scambi tra Mediterraneo e Asia
Il percorso espositivo prende in esame un periodo compreso approssimativamente tra il 600 a.C. e il 1000 d.C., secondo la cronologia indicata nella presentazione ufficiale aggiornata. Si tratta di un intervallo che comprende l’espansione delle civiltà del Mediterraneo, l’età ellenistica, l’Impero romano e le trasformazioni politiche e culturali dei secoli successivi.
La selezione comprende sculture, frammenti, oggetti di uso quotidiano e cerimoniale, monete, tessuti e altri manufatti. Tra le istituzioni coinvolte nei prestiti figurano il Metropolitan Museum of Art di New York, il J. Paul Getty Museum, il Louvre, il British Museum e i Musei Vaticani.
L’interesse archeologico della mostra deriva soprattutto dal rapporto tra luogo di produzione e luogo di ritrovamento. La presenza di un oggetto straniero in un determinato contesto permette di formulare ipotesi sulle vie commerciali, sui movimenti delle persone e sulla diffusione di modelli culturali.
La statuetta indiana proveniente da Pompei costituisce un esempio particolarmente significativo. Il manufatto, conservato dal Museo archeologico nazionale di Napoli, documenta l’arrivo nella penisola italiana di un oggetto realizzato in un territorio molto distante dal Mediterraneo. La sua presenza non dimostra necessariamente l’esistenza di un collegamento commerciale diretto tra Pompei e l’India, ma testimonia la capacità delle reti antiche di trasferire beni attraverso numerosi intermediari.
Tra le opere documentate nella presentazione di Fondazione Prada Global Antiquity compaiono anche una statua bronzea di uomo con corazza e mantello, proveniente dall’Arabia meridionale e datata al I secolo d.C., appartenente alla collezione al-Sabah in Kuwait, e un cammeo dedicato al sovrano sasanide Shapur I, conservato alla Bibliothèque nationale de France di Parigi.
Quest’ultimo, realizzato dopo il 260 d.C., richiama la vittoria del sovrano persiano sull’imperatore romano Valeriano. Il suo inserimento nel progetto consente di affrontare anche la dimensione politica delle relazioni tra culture antiche, caratterizzate da rapporti diplomatici, conflitti e competizione per il controllo dei territori e delle rotte commerciali.
Le connessioni del mondo antico oltre le tradizionali Vie della Seta
Uno degli aspetti centrali della mostra riguarda il superamento di una rappresentazione troppo lineare degli scambi tra Oriente e Occidente. Le cosiddette Vie della Seta descrivono un insieme di itinerari terrestri e marittimi, ma non esauriscono la complessità dei collegamenti sviluppatisi tra le diverse regioni dell’Eurasia.
Le merci potevano attraversare più territori prima di raggiungere la destinazione finale. Il loro trasferimento coinvolgeva mercanti, intermediari e comunità differenti, ciascuno inserito in sistemi economici e politici specifici. Anche le idee religiose, le conoscenze tecniche e le rappresentazioni artistiche potevano seguire percorsi articolati.
La ricerca alla base di Fondazione Prada Global Antiquity considera queste relazioni come una rete di contatti che cambiava nel tempo. Un manufatto rinvenuto lontano dal proprio territorio d’origine può indicare uno scambio commerciale, ma la sua interpretazione richiede di considerare anche il contesto archeologico, la datazione e le modalità della sua circolazione.
La distinzione è rilevante perché oggetti simili non dimostrano automaticamente contatti diretti tra le società che li hanno prodotti. Le analogie stilistiche possono derivare da molteplici processi, tra cui l’imitazione di modelli diffusi attraverso territori intermedi.
La mostra affronta così il tema dell’ibridazione culturale, cioè l’incontro e la trasformazione di elementi provenienti da tradizioni differenti. Nell’arte antica questi fenomeni possono manifestarsi attraverso l’adozione di motivi decorativi stranieri, la reinterpretazione di immagini religiose o l’impiego di tecniche originarie di altre aree geografiche.
L’attenzione si concentra quindi sui singoli manufatti e sulle informazioni storiche che permettono di collocarli all’interno di relazioni più ampie, evitando di presentare il passato come un insieme di civiltà completamente isolate.
Salvatore Settis e l’allestimento progettato da Rem Koolhaas
La curatela di Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi collega la ricerca storico-archeologica a un progetto espositivo pensato per rendere comprensibili i rapporti tra oggetti provenienti da contesti differenti.
Il contributo architettonico è affidato a Rem Koolhaas, con Giulio Margheri e il gruppo di lavoro AMO/OMA. L’allestimento occupa il piano terra del Podium, uno degli spazi principali della Fondazione Prada di Milano.
Il progetto prevede una successione di nuclei espositivi dedicati a storie specifiche. I manufatti sono presentati attraverso supporti in metallo e fibra di vetro, organizzati secondo relazioni di convergenza, simmetria e intersezione.
La disposizione risponde direttamente all’impostazione scientifica della mostra. Invece di ricorrere esclusivamente a una sequenza cronologica, il percorso intende mettere in relazione opere che permettono di individuare collegamenti tra aree geografiche e società differenti.
Per Fondazione Prada Global Antiquity, lo spazio espositivo assume quindi una funzione interpretativa: la vicinanza tra alcuni oggetti e il confronto tra altri contribuiscono a evidenziare analogie, differenze e possibili percorsi di circolazione culturale.
L’architettura accompagna la ricerca senza sostituirsi alla documentazione archeologica. Le relazioni proposte dal percorso devono infatti essere comprese attraverso la storia dei singoli manufatti, la loro provenienza e le informazioni disponibili sulla loro produzione e diffusione.
Una ricerca sull’antichità iniziata nel 2015
Global Antiquity prosegue un programma di ricerca che Fondazione Prada ha sviluppato attraverso diverse esposizioni dedicate all’arte antica e alla sua interpretazione contemporanea.
Nel 2015 le mostre Serial Classic e Portable Classic, presentate rispettivamente a Milano e Venezia, avevano affrontato il rapporto tra originalità, riproduzione e serialità nell’arte classica. I progetti erano curati da Salvatore Settis, con Anna Anguissola per l’esposizione milanese e Davide Gasparotto per quella veneziana.
Nel 2022 Recycling Beauty, curata da Settis e Anguissola con Denise La Monica, aveva approfondito il riutilizzo di opere e materiali dell’antichità greca e romana dal Medioevo al Barocco.
La nuova esposizione amplia questa prospettiva. Al centro non si trovano più soltanto la riproduzione delle opere o la loro trasformazione attraverso i secoli, ma la circolazione di oggetti e immagini tra società appartenenti a territori diversi.
Il confronto tra culture antiche introduce inoltre una questione attuale per gli studi storici: quanto le identità artistiche e culturali siano state influenzate dai rapporti con altre popolazioni.
La globalità del mondo antico non coincide con quella contemporanea. Le distanze richiedevano tempi di percorrenza molto lunghi, le infrastrutture erano differenti e gli scambi interessavano territori collegati da condizioni politiche e geografiche mutevoli. La ricostruzione di queste reti permette però di riconoscere quanto fossero estesi alcuni sistemi di relazioni già in epoche precedenti alla modernità.
Date, biglietti e informazioni per visitare la mostra a Milano
La mostra Fondazione Prada Global Antiquity sarà aperta al pubblico da giovedì 5 novembre 2026 a lunedì 1° marzo 2027. L’anteprima per la stampa è prevista mercoledì 4 novembre.
L’esposizione si terrà nel Podium della sede milanese di Fondazione Prada, in Largo Isarco 2, nella zona sud della città.
Gli orari ordinari degli spazi espositivi sono dalle 10 alle 19, dal lunedì alla domenica, con chiusura il martedì. L’ultimo accesso è previsto alle 18.
Il biglietto intero costa 15 euro e permette di visitare la sede di Milano e l’Osservatorio di Fondazione Prada, situato in Galleria Vittorio Emanuele II, nell’arco di 30 giorni. Sono previste riduzioni a 12 euro per studenti fino a 26 anni, visitatori sopra i 65 anni e titolari di alcune convenzioni, oltre a condizioni agevolate per specifiche categorie di residenti e studenti del Comune di Milano.
L’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni, le persone con disabilità e altre categorie indicate dal regolamento della Fondazione. L’acquisto online comporta un costo aggiuntivo di prevendita di un euro per biglietto a pagamento. La prenotazione prevede una data e una fascia oraria di accesso e i titoli acquistati non sono modificabili né rimborsabili.
La sede è raggiungibile con la metropolitana M3, scendendo alla fermata Lodi T.I.B.B., oppure con il tram 24, alla fermata di via Ripamonti e via Lorenzini. È disponibile anche l’autobus 65, con fermata in Largo Isarco. Per i visitatori che arrivano in automobile è previsto un parcheggio gratuito con 75 posti, accessibile da Largo Isarco 1.
Per gruppi e visite guidate sono disponibili modalità di prenotazione dedicate. Le visite con guida della Fondazione hanno generalmente una durata di un’ora e devono essere richieste in anticipo.
L’apertura di Global Antiquity coincide inoltre con gli ultimi giorni di Over, under and in between, il progetto di Mona Hatoum ospitato negli spazi della Cisterna fino al 9 novembre 2026. Nei primi giorni di novembre sarà quindi possibile trovare nella sede milanese due esposizioni dedicate a periodi e linguaggi artistici molto differenti, entrambe inserite nel programma culturale 2026 della Fondazione.














