Mosè Bianchi a Palazzo Morando: gli abiti del Settecento tornano accanto ai dipinti che hanno ispirato
Ventuno abiti antichi, otto dipinti provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano e una collezione di costumi rimasta integra per oltre un secolo. Dal 4 novembre 2026 al 13 giugno 2027, Palazzo Morando ospita Abiti in scena. Mosè Bianchi e il sogno del Settecento, un’esposizione che permette di osservare gli indumenti originali utilizzati dal pittore monzese per realizzare alcune delle sue composizioni di ambientazione storica.
La particolarità della mostra di Mosè Bianchi a Palazzo Morando consiste nel confronto diretto tra gli abiti e la loro rappresentazione pittorica. Marsine, corpetti, vestiti femminili e accessori vengono presentati accanto alle opere nelle quali compaiono, rendendo possibile ricostruire alcune scelte compiute dall’artista durante la preparazione dei dipinti.
L’iniziativa, annunciata dal Comune di Milano il 3 novembre, è curata da Ilaria De Palma e viene inaugurata in occasione del Forum Cultura 2026. Il progetto valorizza una raccolta particolarmente rara: quella di Bianchi è infatti l’unica collezione di abiti antichi appartenuta a un pittore italiano a essersi conservata integralmente.
Gli abiti originali diventano protagonisti della pittura
Mosè Bianchi, nato a Monza nel 1840 e morto nel 1904, dedicò una parte della propria produzione alle scene galanti e alle ambientazioni ispirate al Settecento. Per costruire questi dipinti utilizzava indumenti d’epoca, raccolti attraverso un’attività collezionistica che aveva una funzione precisa nel suo lavoro.
Nella seconda metà dell’Ottocento l’interesse per il passato favorì la diffusione di una pittura storica e di genere attenta agli abiti, agli arredi e ai comportamenti delle epoche precedenti. Numerosi artisti acquistavano costumi antichi, trasformando gli atelier in luoghi nei quali il collezionismo si affiancava alla preparazione delle opere.
Bianchi partecipò a questa tendenza, sviluppando una particolare attenzione per l’eleganza settecentesca. Durante un soggiorno parigino, alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, entrò in contatto con la pittura di Ernest Meissonier e Mariano Fortuny y Marsal. Ebbe inoltre rapporti con il mercante d’arte Adolphe Goupil, importante nella diffusione delle sue composizioni di gusto settecentesco.
La mostra di Mosè Bianchi a Palazzo Morando consente di verificare concretamente come funzionasse questo metodo. I vestiti non erano semplici oggetti conservati nello studio: diventavano strumenti per definire l’identità dei personaggi, suggerirne il ruolo sociale e costruire l’ambientazione delle scene.
Il confronto rivela anche quanto liberamente il pittore interpretasse il materiale storico. La presenza di un abito autentico non comportava necessariamente una ricostruzione filologicamente rigorosa dell’epoca rappresentata. Bianchi poteva combinare elementi appartenenti a periodi differenti, privilegiando l’effetto visivo e l’equilibrio della composizione.
Dalle marsine agli abiti alla francese: i 21 costumi esposti
La selezione comprende 21 capi riconoscibili nei dipinti, scelti all’interno della raccolta conservata dal museo. Tra gli indumenti esposti figurano due preziose robes à la française, abiti femminili caratteristici della moda settecentesca, insieme a corpetti e capi maschili riccamente decorati.
Particolarmente significativo è il gruppo delle marsine, le giacche maschili che ricorrono nelle rappresentazioni di maestri di musica, gentiluomini in attesa di un duello e istitutori. La scelta dell’abbigliamento contribuiva a rendere immediatamente riconoscibile il contesto sociale nel quale si svolgeva la scena.
Completano il percorso costumi da saltimbanco, sottomarsine ricamate e giacche con gorgiere plissettate. Alcuni accostamenti documentano il modo in cui Bianchi mescolava capi appartenenti a epoche diverse per ottenere particolari risultati decorativi.
È proprio questa libertà compositiva a rendere interessante il confronto tra tessuto e tela. Osservando un indumento autentico accanto alla sua trasposizione pittorica, diventa possibile distinguere ciò che l’artista riproduceva fedelmente dagli elementi modificati attraverso il colore, la posizione del personaggio o l’accostamento con altri costumi.
La mostra di Mosè Bianchi a Palazzo Morando permette così di approfondire anche la storia della moda. Gli abiti conservano informazioni sulle fogge, sui materiali e sulle decorazioni del passato, mentre i dipinti mostrano come quegli stessi oggetti venissero reinterpretati nell’immaginario artistico dell’Ottocento.
Una collezione di 261 capi acquistata dal Comune nel 1934
La conservazione della raccolta rappresenta uno degli aspetti storicamente più rilevanti dell’esposizione. Altri pittori contemporanei di Bianchi, tra cui Giuseppe Bertini, Gerolamo Induno ed Eleuterio Pagliano, possedevano costumi antichi, ma le loro collezioni non hanno avuto la stessa continuità.
Bianchi era consapevole del valore dei propri abiti e li menzionò nel testamento, destinandoli alla moglie Carolina Marignani. Nel 1909 la raccolta passò al nipote Pompeo Mariani. Successivamente, attraverso la figlia acquisita di quest’ultimo, i costumi furono proposti al Comune di Milano.
Nel 1934 l’amministrazione comunale acquistò 261 capi, assicurandone la conservazione all’interno del patrimonio pubblico.
Un ulteriore arricchimento è arrivato nel 2022, quando Giovanni B. Pitscheider, per conto dell’Archivio Mosè Bianchi, ha donato una rara robe volante, un sontuoso abito femminile della metà del XVIII secolo.
La vicenda collezionistica chiarisce perché questi vestiti abbiano un valore che supera quello strettamente legato alla storia dell’abbigliamento. La loro provenienza è documentata e il collegamento con l’attività di Bianchi consente di studiare una pratica artistica attraverso gli oggetti effettivamente utilizzati.
Disegni, fotografie e restauri raccontano il lavoro dell’artista
Il percorso della mostra di Mosè Bianchi a Palazzo Morando comprende anche materiali utili a comprendere la preparazione delle opere. Due taccuini di disegni provenienti dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco affiancano i dipinti e i costumi.
Il materiale documenta un metodo nel quale l’osservazione diretta degli indumenti conviveva con il ricorso al disegno e alla fotografia. La costruzione di una scena storica richiedeva infatti più passaggi, dalla scelta dei costumi allo studio delle pose e della disposizione dei personaggi.
Sono presenti inoltre opere di Eleuterio Pagliano, Gerolamo Induno e Pompeo Mariani, che consentono di collocare l’attività di Bianchi nel panorama della pittura neo-rococò ottocentesca, seguendone la diffusione e il progressivo esaurimento.
L’esposizione ha richiesto anche un importante lavoro conservativo. Gli abiti selezionati sono stati restaurati e sottoposti a una campagna fotografica dedicata. Interventi di restauro hanno interessato anche i dipinti concessi in prestito dalla Galleria d’Arte Moderna.
Nel complesso, secondo il Comune di Milano, sono stati realizzati oltre trenta interventi di restauro. Il lavoro permette di presentare al pubblico materiali delicati, migliorandone al tempo stesso le condizioni di conservazione e le possibilità di studio.
Palazzo Morando, una sede legata alla storia del costume milanese
La scelta della sede è strettamente collegata al patrimonio esposto. Palazzo Morando, in via Sant’Andrea 6, si trova nel Quadrilatero della Moda e ospita dal 2010 la collezione civica di Costume e Moda.
Il museo conserva abiti e accessori databili dal XVII al XXI secolo, presentati periodicamente a rotazione anche per esigenze conservative. Le sue sale documentano inoltre la trasformazione urbana e sociale di Milano attraverso dipinti, ambienti storici e arredi.
La mostra di Mosè Bianchi a Palazzo Morando si inserisce quindi in un’attività museale che considera l’abbigliamento una testimonianza materiale della storia. In questa occasione, tuttavia, i costumi vengono osservati anche attraverso il loro impiego nella produzione artistica.
La possibilità di accostare dipinti e indumenti originali offre elementi concreti per studiare la circolazione del gusto settecentesco nell’Ottocento, quando la moda del passato continuava a influenzare l’arte attraverso nuove interpretazioni.
Date, orari e ingresso alla mostra
Abiti in scena. Mosè Bianchi e il sogno del Settecento è visitabile dal 4 novembre 2026 al 13 giugno 2027 a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, in via Sant’Andrea 6 a Milano.
L’ingresso al museo è gratuito, senza necessità di acquistare un biglietto. L’apertura è prevista dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 17.30, con ultimo ingresso alle 17. Il lunedì il museo rimane chiuso, così come il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre.
La sede è raggiungibile con le linee metropolitane M1 e M4, fermata San Babila, e M3, fermata Montenapoleone. Per le visite organizzate in gruppo è richiesta la prenotazione; sono inoltre disponibili attività didattiche e visite guidate secondo il calendario dei servizi museali.
L’esposizione resterà aperta per oltre sette mesi, consentendo di osservare una selezione di costumi che, per ragioni conservative, non possono essere esposti permanentemente. Il confronto con i dipinti permette inoltre di riconoscere negli oggetti originali alcuni dettagli che Bianchi trasformò in elementi narrativi delle proprie scene settecentesche.














