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Milano Today

Forum Casa 2026 a Milano: l’abitare pubblico entra nel cuore dell’agenda urbana

  • Aprile 28, 2026
  • 10 min read
Forum Casa 2026 a Milano: l’abitare pubblico entra nel cuore dell’agenda urbana

Il Forum Casa 2026 arriva a Milano in un momento in cui il tema dell’abitare non può più essere letto soltanto come emergenza sociale. La casa, oggi, è diventata una questione economica, urbana, produttiva e perfino competitiva. Incide sulla possibilità di accettare un lavoro, frequentare un’università, costruire una famiglia, aprire un’attività, restare in città o spostarsi ogni giorno da comuni sempre più lontani. Dal 28 al 30 aprile, tra Palazzo Marino e BASE Milano, il confronto promosso dal Comune mette insieme istituzioni, tecnici, accademici, sindacati, amministratori locali e soggetti del terzo settore. Non è un dettaglio formale: significa riconoscere che il problema della casa non riguarda soltanto chi è in lista per un alloggio popolare, ma anche chi lavora, studia, paga un affitto di mercato e vede assottigliarsi ogni margine di scelta. 

Milano resta una città attrattiva, ma proprio questa attrattività rischia di diventare fragile se la permanenza diventa possibile solo per una fascia ristretta di popolazione. Il nodo, quindi, non è stabilire se Milano sia cara. Lo è. Il punto è capire se può continuare a crescere senza espellere studenti, giovani lavoratori, famiglie con redditi medi, personale dei servizi, insegnanti, infermieri, impiegati, artigiani e professionisti non ad alto reddito. È qui che il Forum assume un valore politico e urbano: porta la casa dentro l’agenda della città reale, quella che ogni mattina tiene insieme lavoro, mobilità, quartieri, trasporti, welfare e mercato immobiliare.

La casa come infrastruttura urbana, non solo come bene privato

Per anni Milano ha raccontato la propria trasformazione attraverso cantieri, rigenerazioni, nuove sedi aziendali, università internazionali, grandi eventi e quartieri diventati simbolo di modernità. È una parte vera della storia. Ma accanto a questa immagine esiste un’altra Milano, meno fotografata e molto più concreta: quella in cui il costo dell’abitare cresce più velocemente dei salari, l’affitto assorbe una quota sempre più pesante del reddito e la distanza tra luogo di vita e luogo di lavoro si allunga. Il terzo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile, realizzato in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, ha messo in evidenza un dato centrale: la crisi dell’abbordabilità non riguarda più solo il perimetro comunale, ma l’intera regione urbana. In alcuni casi, considerando casa e trasporti, il peso complessivo può arrivare fino al 60% del reddito. È un dato che cambia la prospettiva. Non si parla più soltanto di canoni alti, ma di un costo urbano complessivo che comprende affitto, tempo di spostamento, abbonamenti, carburante, energia, servizi, distanza dai luoghi di studio e lavoro. Una città può avere buone opportunità professionali, ma se raggiungerle richiede due ore al giorno e una quota eccessiva dello stipendio, quell’opportunità perde valore. Per questo la casa diventa infrastruttura: come una linea metropolitana, una scuola, un ospedale o una rete digitale. Senza abitazioni accessibili, anche il mercato del lavoro si inceppa, i quartieri si svuotano di residenti stabili e la città diventa più brillante in superficie, ma meno solida nella sua vita quotidiana.

Affitti, studenti e lavoratori: il rischio di una città selettiva

Il punto più delicato riguarda la fascia intermedia della popolazione, quella che spesso resta fuori sia dall’edilizia residenziale pubblica sia dal mercato privato sostenibile. Non è abbastanza fragile per accedere facilmente a una casa popolare, ma non è abbastanza forte economicamente per reggere affitti da centro metropolitano. In questa zona grigia si trovano molti giovani lavoratori, studenti fuori sede, coppie appena formate, persone separate, famiglie monoreddito, dipendenti dei servizi essenziali e lavoratori della cultura, della ristorazione, del commercio e della cura. Milano attira università, imprese, turismo, fiere, finanza, moda, tecnologia. Ma questa capacità di attrazione produce domanda abitativa e spinge verso l’alto i canoni, soprattutto nelle aree ben collegate. Il risultato è una città che rischia di selezionare non solo in base al merito, alla competenza o al progetto di vita, ma in base alla capacità di sostenere un affitto. Quando una stanza o un piccolo appartamento diventano incompatibili con uno stipendio ordinario, la città perde una parte della propria energia sociale. Non perde solo residenti: perde relazioni, prossimità, tempo, disponibilità a partecipare alla vita dei quartieri. Il tema degli studenti è emblematico. Una città universitaria competitiva deve attrarre talenti, ma deve anche permettere loro di restare. Se lo studio a Milano diventa sostenibile solo con un forte sostegno familiare, l’accesso alla formazione si restringe. Lo stesso vale per il lavoro: un’impresa può trovare più difficile assumere se i lavoratori non riescono ad abitare vicino o almeno in modo ragionevolmente collegato al posto di lavoro. Il Forum Casa 2026 serve anche a questo: mettere in relazione casa, lavoro e formazione, superando l’idea che siano capitoli separati.

Case popolari, alloggi sfitti e patrimonio pubblico: la sfida della manutenzione

Il patrimonio pubblico rappresenta uno dei nodi più concreti della discussione. Milano dispone, tra Comune e Aler, di un numero rilevante di alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma il problema non è soltanto la quantità nominale delle case. Conta la loro effettiva disponibilità, lo stato manutentivo, la rapidità delle assegnazioni, la capacità di rimettere in circolo gli alloggi sfitti, la qualità degli edifici e dei servizi nei quartieri popolari. L’assessore all’Edilizia Residenziale Pubblica Fabio Bottero ha richiamato più volte la necessità di lavorare sia sull’hardware sia sul software: da una parte riqualificazioni strutturali, manutenzioni, efficientamento energetico; dall’altra accompagnamento sociale, cultura, presidi territoriali, cura delle comunità che abitano i caseggiati. È una distinzione utile perché evita una lettura povera del tema. Una casa popolare non è solo una porta da assegnare. È un pezzo di quartiere, una relazione condominiale, un costo energetico, un ascensore che deve funzionare, un cortile, una rete di vicinato, una scuola vicina, un autobus che passa con regolarità. Il piano “Zero Alloggi Sfitti”, con risorse destinate alla riqualificazione di unità non utilizzabili, indica una direzione concreta: recuperare ciò che già esiste prima ancora di consumare nuovo suolo o immaginare solo nuove costruzioni. Naturalmente non basta. La manutenzione del patrimonio pubblico richiede continuità finanziaria, tempi amministrativi compatibili con l’urgenza sociale e una governance capace di coordinare Comune, Regione, gestori, inquilini, imprese e terzo settore. La casa pubblica, se ben gestita, non è un residuo assistenziale: è uno strumento di stabilità urbana.

Abitare accessibile e mercato immobiliare: la fascia che Milano non può perdere

Accanto alla casa popolare serve un grande lavoro sull’abitare accessibile. È il terreno più difficile, perché si colloca tra pubblico e mercato, tra diritto sociale e sostenibilità economica degli interventi. I bandi per abitazioni a canone calmierato, l’agenzia Milano Abitare, i progetti per lavoratori e le iniziative di partenariato con fondazioni e soggetti privati provano a rispondere a una domanda crescente: offrire canoni più bassi del libero mercato a persone che hanno un reddito, ma non sufficiente per sostenere i prezzi attuali. Qui si gioca una parte della competitività milanese. Una città che vuole restare internazionale non può vivere soltanto di residenze di lusso, affitti brevi e alloggi per redditi molto alti. Ha bisogno di insegnanti, tecnici, personale sanitario, addetti alla logistica, ricercatori, creativi, camerieri, educatori, impiegati, piccoli imprenditori. Ha bisogno di persone che non attraversino Milano solo come consumatori o pendolari, ma la abitino davvero. L’abitare accessibile non è una concessione al disagio: è una politica industriale indiretta. Se il costo della casa rende più difficile assumere, trattenere talenti e garantire servizi, il problema ricade anche sulle imprese. Se i lavoratori si spostano sempre più lontano, aumentano pressione sui trasporti, tempi morti, stress, assenze, costi ambientali. Se i quartieri diventano troppo omogenei dal punto di vista economico, si riduce quella mescolanza sociale che ha sempre reso Milano una città produttiva, mobile e pragmatica. Il mercato immobiliare, lasciato da solo, tende a privilegiare la massima redditività. La politica urbana deve invece costruire convenienze diverse, capaci di rendere appetibile anche l’affitto stabile, il canone concordato, il recupero dell’esistente e la residenza di lungo periodo.

Quartieri, mobilità e welfare urbano: dove la crisi abitativa diventa visibile

La crisi della casa non si manifesta solo nei contratti d’affitto. Si vede nei quartieri che cambiano troppo rapidamente, nelle famiglie che lasciano la città, nei giovani che condividono appartamenti oltre il tempo desiderato, negli anziani che restano soli in edifici da riqualificare, nei pendolari che vivono lontano perché vicino non possono permetterselo. Si vede nella mobilità quotidiana, quando la distanza tra abitazione e lavoro diventa una tassa nascosta pagata in tempo, energia e qualità della vita. Si vede nel welfare, perché una famiglia sotto pressione abitativa chiede più sostegno, rinvia spese, riduce consumi, fatica a programmare. Per questo il Forum Casa 2026 ha senso se viene letto come un passaggio dentro una strategia più ampia: casa, trasporti, lavoro, scuola, sanità territoriale e commercio di prossimità devono essere trattati come parti dello stesso sistema. Una casa a canone sostenibile in un quartiere isolato, senza servizi e con collegamenti deboli, risolve solo metà del problema. Allo stesso modo, una nuova linea di trasporto può migliorare la vita quotidiana, ma rischia anche di aumentare i valori immobiliari se non accompagnata da politiche abitative. Milano conosce bene questo meccanismo: ogni miglioramento urbano genera valore, ma la domanda decisiva è chi riesce a beneficiarne. La vera sfida è trasformare la crescita urbana in permanenza, non in sostituzione continua. I Municipi, da questo punto di vista, hanno un ruolo prezioso perché intercettano i problemi prima che diventino statistiche: alloggi vuoti, scale degradate, famiglie in difficoltà, nuove pressioni sugli affitti, esigenze degli studenti, convivenze fragili, spazi pubblici sottoutilizzati. Una politica della casa efficace deve partire anche da questa conoscenza ravvicinata.

Il valore del Forum Casa 2026 e il limite dei convegni

Il merito del Forum è portare in pubblico una verità ormai evidente: l’abitare non è un settore tecnico per addetti ai lavori, ma una condizione di base per il funzionamento della città. La presenza di altri Comuni e il richiamo a una dimensione metropolitana indicano che Milano non può risolvere da sola un problema che supera i suoi confini amministrativi. Chi non trova casa in città cerca nell’hinterland, ma questa scelta sposta il peso su trasporti, tempi di vita e comuni limitrofi. Il rischio è creare una regione urbana in cui il centro concentra opportunità e valore, mentre le periferie esterne assorbono i costi sociali della distanza. Per evitarlo servono politiche coordinate, risorse nazionali, strumenti fiscali, regole sugli affitti, recupero del patrimonio pubblico, incentivi alla locazione stabile, student housing accessibile, edilizia sociale e una visione meno episodica. Il limite, naturalmente, è che un forum non costruisce case e non abbassa gli affitti il giorno dopo. Produce diagnosi, relazioni, pressione istituzionale, orientamento politico. Ma il passaggio decisivo sarà misurabile solo nei prossimi mesi: quanti alloggi verranno recuperati, quanti bandi saranno effettivamente accessibili, quante famiglie usciranno dall’emergenza, quanti lavoratori potranno abitare a una distanza ragionevole dal proprio impiego, quanti studenti non dovranno rinunciare a Milano per ragioni economiche. Il giudizio personale, da osservatore della città, è netto: Milano non deve scegliere tra crescita e inclusione abitativa, perché senza inclusione abitativa anche la crescita diventa meno credibile. Il pro del Forum Casa 2026 è avere rimesso ordine nel dibattito, collegando casa, lavoro, quartieri e competitività. Il contro è il rischio consueto delle grandi agende urbane: dire cose giuste senza trasformarle abbastanza in cantieri, alloggi, contratti e vite quotidiane meno precarie. La partita vera comincia dopo il Forum.

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Massimo Chioni